Le ragioni dei fuochi di Domenico Meo

In Molise, nonostante lo spopolamento dei paesi, l’incessante uniformazione culturale e altri motivi di ordine pratico, i fuochi cerimoniali resistono.
In questa sede, nei limiti del possibile, proverò a rispondere agli interrogativi che mi sono posto in precedenza, per cercare di capire come riti di falò così ancestrali siano giunti fino al nostro tempo, accesi in particolari date a cui il mondo agro-pastorale assegnava notevole importanza e forte ossequio e quali sono i principali significati che vi si ravvisano oggigiorno.
Il fuoco, che secondo gli studiosi è una delle più grandi scoperte dell’uomo, dopo essere stato “addomesticato”, fu motivo di attrazione e sollecitò l’interesse ad incontrarsi e stabilire relazioni. Favorì l’unione dei gruppi e giovò al focolare domestico che diventò indispensabile per cuocere i cibi e necessario per rafforzare i vincoli familiari, vera linfa per la vita della comunità. In realtà, l’utilizzo e la conservazione del fuoco, rappresentarono una innovazione sostanziale per l’assetto, la strutturazione e i rapporti economici, civili e sociali.
In conseguenza di ciò, si può immaginare che dalla sua scoperta ad oggi, la misteriosità del fuoco, ha tramandato un’infinità di avvenimenti mitici e straordinari che hanno dato luogo a espressioni rituali, pratiche simboliche e a un rinnovarsi nel tempo di cerimoniali, usanze, consuetudini e tradizioni.
Il fuoco ha simboleggiato la forza rinnovatrice per antonomasia. Fra le grandi civiltà indoeuropee, le ardenti fiamme esprimevano purificazione, rinnovamento, forza primordiale e energia vitale, nonché carica propiziatoria e fecondante.
Le prerogative affidate maggiormente alla valenza dei falò rituali erano quelle di eliminare le tenebre, il tetro, il malato, il guasto e l’invecchiato, a favore di luce del giorno, luminosità, chiarore, calore e vampa.
I fuochi sulla terra spesso venivano assimilati al sole con tutte le sue caratteristiche e peculiarità. Potenza e calore dell’astro diventavano simbolo di nuova nascita e fertilità di uomini, piante e animali.
A parere di alcuni studiosi le feste del fuoco hanno significati comuni, per cui si riscontrano elementi simbolici e principi semantici simili.
Il fuoco, ovunque, nel corso dei secoli, ha rappresentato per gli uomini il divino, quale forza distruttrice e purificatrice. Secondo la notissima leggenda di Prometeo, fu rubato a Zeus e consegnato agli uomini che ne avevano urgente bisogno.
Il fuoco è anche mediatore e il fumo che sale verticalmente è il messaggero divino fra terra e cielo.
I falò rituali ripercorrono la sequenza vita-morte-rinascita, come l’astro solare, che spunta, cala e risorge. Una rigenerazione cosmica, somigliante ai falò che, puntualmente ogni anno, vengono riaccesi per sbarazzarsi del fuoco “vecchio”. Secondo consolidati principi, le fiamme novelle annunciano un tempo nuovo, designato proprio dal rituale che ne segna il “passaggio” ed è preludio di rifondazione, emblema di purezza e auspicio per il futuro della comunità. È quindi importante riproporre periodicamente l’accensione dei falò per opporre ad una morte simbolica, la rinascita, che sprigiona la forza giovane e viva.
Tant’è vero che i fuochi sacri, presso alcuni popoli, dovevano rimanere sempre accesi per assicurare alla collettività tutte le specificità della fiamma. Il fuoco, allora, deve essere spento e acceso mediante l’apposito rituale che serve a preservare ogni negatività e a favorire abbondanza, benessere e prosperità.
Per la fondamentale valenza simbolica e apotropaica, i fuochi e i riti del mondo agricolo e pastorale legati al ciclo annuale della produzione e del lavoro, si celebravano in precise date o periodi che abitualmente corrispondevano con le fasi interessate dalla coltivazione, dai raccolti o da particolari avvenimenti cosmici. Come abbiamo potuto osservare, i solstizi e gli equinozi, legati all’apparente cammino del sole, erano fortemente riveriti nel calendario rituale contadino che affidava alla luce del giorno un’importanza vitale.
Secondo regole precise del mondo popolare, ogni ricorrenza doveva essere accolta con gioia e vissuta intensamente perché rappresentava una garanzia e racchiudeva una serie di forze magiche foriere di fortuna, floridezza e abbondanza.
Da circa un paio di millenni, dall’importantissimo passaggio dal paganesimo al cristianesimo, molte ricorrenze si sono innestate su feste antichissime, sostituite nel tempo da solennità dedicate a particolari santi e Madonne a cui il mondo cattolico, con il passare degli anni, ha continuato ad affidare un ruolo di aiuto e protezione ispirato a religiosa devozione, purezza di animo e rettitudine esemplare.
Come ho già avuto modo di osservare, il Molise è stato interessato dai movimenti religiosi benedettini e francescani che hanno promosso, adattato e intensificato, feste e ricorrenze per avvicinare, soprattutto il popolo, alla parola di Dio.
La povertà e la miseria in cui versavano i contadini e i pastori della nostra terra costituivano motivo di sentita devozione popolare e per loro la festa è diventata una vera e propria esigenza poiché, «Rappresenta una risposta e insieme la rivalsa dell’uomo nei confronti della propria condizione di limita­tezza e precarietà esistenziale». Essa esprime […], attraverso richiami, formule, gesti, comportamenti simbo­lici, l’insieme delle realtà collettivamente auspicate, ambite, invo­cate per annullare quel negativo e realizzare il suo “totalmente opposto”.
Attualmente, le cerimonie del fuoco che erano connesse a concetti di purificazione, rigenerazione, fertilità, morte, rinascita e misteriosità, raramente ci fanno scorgere gli elementi simbolici che le hanno originate o che si sono aggiunti nel corso dei secoli, a discapito di nuovi comportamenti, di una società diversa, che ci stimolano a esaminare il perché, falò e torce, continuano ad ardere alle soglie del terzo millennio.
In Molise, i fuochi e le date di celebrazione, pur non avendo più un legame stretto con i lavori e le festività del calendario rituale contadino, sono rimasti pressoché intatti e solo in qualche circostanza si possono ipotizzare spostamenti dovuti a influssi religiosi, specialmente francescani. A mio avviso, hanno influito maggiormente l’economia di tipo agro-pastorale e l’isolamento della nostra regione, con relativa esclusione dai rapporti e contatti con i grandi sistemi economici e produttivi.
I riti in genere e in particolare quelli del fuoco, forse perché gran parte dei paesi sono piccoli e non hanno risorse, non sono finiti nel vortice dello “spettacolo a tutti i costi”. Probabilmente, un’eccezione è costituita dalle ndocce di Agnone che sono state ammirate a livello italiano e internazionale quando, nel 1996, hanno sfilato in Vaticano, al cospetto di Giovanni Paolo II.
Le cause della diminuzione o la scomparsa dei falò rituali, più volte evidenziate e rimarcate, hanno suscitato non poche inquietudini in quei paesi che le hanno subìte. In più di una circostanza, lo scatto di orgoglio è servito per dar vita a associazioni ricreative e culturali che si sono impegnate nel recupero di riti e tradizioni locali. Però, aldilà di alcuni contributi validi e scientifici, il panorama demologico molisano, per la sua autenticità, meriterebbe sicuramente più attenzione e studio da parte degli organismi di ricerca preposti.
Se i fuochi non esprimono più “certi” significati, non ci rimane altro che ipotizzare quali sono i motivi per cui si continuano ad accendere. Trattandosi di vere e proprie feste, hanno lo scopo di favorire le relazioni sociali e di divertire, in realtà, quando i cerimoniali sono accompagnati da sagre e degustazioni, allettano di più e invogliano quanti vi partecipano a stare insieme in allegra compagnia. Anche perché, festività piacevoli e improntate alla semplicità di una volta, sono ormai scomparse.
I fuochi accesi in particolari date, dedicate ai santi o alle Madonne, sono motivo di contemplazione e di preghiera per le poche persone anziane che vi si accostano intorno. Anche i tizzi del fuoco sacro sono riportati a casa solamente da alcuni vecchietti. I più giovani, difficilmente, ravvedono in tali cerimoniali, verità di fede e credenza religiosa.
Con molta probabilità, il principio fondamentale che mantiene in piedi buona parte dei riti, compresi quelli del fuoco, è la voglia di non farli scomparire, come spesso avviene. Il discorso è quanto mai attuale in una società come la nostra che vuole rendere conforme lingua, usi e comportamenti sociali a un modello dominante. Perciò, come non mai, diventa essenziale per ogni comunità recuperare, attualizzare e testimoniare, l’esistenza di sé stessa e l’identità3 di ogni suo componente, perché perdere così importanti peculiarità, significa anzitutto, non avere più “un’anima”.

 

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